Segreteria di Stato dell'economia SECO

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Maggiore immigrazione secondo i bisogni dell’economia

Berna, 25.04.2008 - L’immigrazione in Svizzera dai paesi UE ha risposto ai bisogni della nostra economia favorendo cosí la crescita economica nazionale. Per motivi congiunturali il tasso di disoccupazione è fortemente diminuito. In generale non si è constatata nessuna sostituzione nei ranghi dei lavoratori svizzeri né effetti negativi sul livello dei salari. Per le assicurazioni sociali i costi supplementari sono stati nettamente inferiori al previsto. Tali sono i risultati del 4° rapporto dell’Osservatorio sugli effetti della libera circolazione delle persone dal 1° giugno 2002 al 31 dicembre 2007.

Da quando la libera circolazione delle persone è entrata in vigore, il 1° giugno 2002, si è osservato un netto cambiamento dell’immigrazione in Svizzera: cittadini appartenenti a Stati terzi hanno lasciato il posto a cittadini provenienti dall’area UE/AELS. Dai paesi UE sono arrivati in Svizzera lavoratori particolarmente ben qualificati. È stata alquanto elevata l’immigrazione di persone con titolo accademico (ad es. nel campo sanitario, ricerca e sviluppo, ramo bancario o assicurativo o formazione), di tecnici o professionisti di pari livello (ad es. ingegneri e specialisti dell’industria e dell’artigianato) nonché di direttori (in tutte le branche).

Aumento dell’immigrazione dopo l’abrogazione del contingentamento
Del gruppo dei primi 15 paesi UE (UE 15) una consistente immigrazione è arrivata da Germania e Portogallo. Dopo l’abrogazione del contingentamento per i paesi UE 15 e per Malta e Cipro al 1° giugno 2007, il numero delle autorizzazioni di soggiorno UE rilasciate (permessi B, 5 anni) è aumentato parecchio, mentre la domanda di autorizzazioni per dimoranti temporanei (permessi L, 4-12 mesi) è fortemente diminuita. Circa il 60% dei permessi B rilasciati da giugno a dicembre 2007 riguardavano persone che erano attive in Svizzera con lo statuto di dimoranti temporanei o di frontalieri (effetto del cambiamento). L’immigrazione da questi paesi (permessi L e B) è in totale aumentata nei primi sette mesi (giugno-dicembre 2007) dopo l’abrogazione del contingentamento, del 7,5% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Dagli Stati dell’Europa orientale, entrati nell’UE nel 2004 (UE 8) l’emigrazione è stata piú bassa del previsto. Nel primo anno di contingentamento (giugno 2006 – maggio 2007) si è richiesto soltanto il 57% dei permessi B e il 73% dei permessi per dimoranti temporanei. L’emigrazione è andata soprattutto a favore del settore dei servizi (finanza, industria alberghiera e turismo, commercio, insegnamento e servizi sociali) nonché dell’agricoltura. Nel secondo anno di contingentamento, ancora in corso, la richiesta di permessi di soggiorno duraturo è fortemente aumentata.

Per ragioni congiunturali, dopo una fase pluriennale di rallentamento, la crescita dell’occupazione di frontalieri è aumentata nel 2006 in modo significativo per stabilirsi a +7,4% (2007), registrando cosí una quota di aumento paragonabile a quella esistente prima dell’entrata in vigore dell’accordo sulla libera circolazione (ALC). L’ottima situazione economica – analogamente alla fase di alta congiuntura del 2000/2001 – ha avuto come effetto un aumento dell’occupazione di frontalieri.

Nessuna sostituzione fra i lavoratori svizzeri
Per ragioni congiunturali il tasso di disoccupazione è nuovamente regredito e nel 2007 era al 2,6%. Il tasso di disoccupazione degli Svizzeri era sempre chiaramente sotto il livello di quello degli stranieri provenienti dai paesi EU 15 e dagli Stati terzi, ed è inoltre diminuito in modo piú accentuato (dicembre 2005-2007: per gli Svizzeri –32%; per i cittadini UE –24%).  Nei settori che hanno avuto un’elevata immigrazione non è stato constatato nessuno sviluppo significativo della disoccupazione. In generale si può dire che non c’è stato nessun effetto negativo della libera circolazione delle persone sulla disoccupazione.

L’immigrazione piú forte è stata registrata nei settori professionali in cui anche la popolazione attiva indigena ha registrato un aumento della propria occupazione e in cui regolarmente si è constatata una mancanza di manodopera nelle precedenti fasi di ripresa. L’immigrazione dai Paesi UE 15/AELS degli ultimi anni ha cosí efficacemente consolidato il potenziale esistente di manodopera. Una sostituzione di lavoratori svizzeri con lavoratori immigrati è poco probabile. La libera circolazione delle persone ha avuto soprattutto effetti positivi per lo sviluppo economico e per la sicurezza o la creazione di posti di lavoro. Il numero di posti di lavoro a tempo pieno o parziale è aumentato nei due anni 2006 e 2007 di oltre 150'000 unità.

Questo bilancio positivo deve però essere sfumato a seconda delle regioni. Nelle regioni che occupano un forte effettivo di frontalieri, come il Ticino e la regione del Lemano, non si può escludere che la maggiore offerta di manodopera abbia rallentato la diminuzione della disoccupazione. Nella Svizzera occidentale e in Ticino anche la manodopera meno qualificata ha approfittato della libera circolazione, a scapito dei cittadini indigeni alla ricerca di un posto di lavoro.

Per quanto riguarda i mutamenti salariali dei cittadini indigeni attivi non si constatano, in base a pertinenti analisi a livello economico generale, effetti negativi dovuti alla libera circolazione. Settori e regioni con elevata immigrazione e/o con un’aumentata occupazione di frontalieri, non si distinguono, sul piano dei mutamenti salariali, in modo sistematico da settori e regioni con una limitata immigrazione.

In singoli casi non si può escludere una riduzione dell’aumento salariale dovuta a un reclutamento agevolato di manodopera. L’aumento salariale è stato in complesso relativamente contenuto. Le recenti esperienze con le misure di accompagnamento confermano però che le condizioni salariali in Svizzera sono in gran parte rispettate. In media sono appunto i salari del segmento inferiore, piú esposti al pericolo di dumping, che sono nettamente aumentati.

Meno costi supplementari per le assicurazioni sociali
Sul fronte delle assicurazioni sociali non ci sono indicazioni di un eccessivo onere o di un aumentato abuso (turismo sociale). Le istituzioni sociali svizzere AVS/AI ne approfittano nel senso che il rapporto tra le persone attive e quelle a beneficio della rendita è migliorato grazie all’immigrazione di manodopera. Fino adesso i cittadini di Stati UE hanno versato piú soldi all’AVS/AI di quanto hanno riscosso, contribuendo cosí a finanziare le istituzioni sociali svizzere.

Per l’assicurazione contro la disoccupazione (AD) e l’assicurazione malattia l’aumento dei costi è rimasto inferiore alle previsioni. I cittadini di Stati UE sono molto meglio integrati nel mercato del lavoro svizzero dei cittadini di Stati terzi; il tasso di disoccupazione dei cittadini provenienti da paesi UE 15 è inferiore alla metà di quello dei cittadini provenienti dai Paesi terzi. Proporzionalmente essi costituiscono in tal modo un onere piú piccolo per l’AD. Nonostante l’aumento della quota di stranieri nella popolazione, negli ultimi anni la percentuale di stranieri fra i disoccupati è rimasta stabile, facendo registrare tendenzialmente anche una leggera diminuzione.

Indirizzo cui rivolgere domande:

Serge Gaillard, Capo della Direzione del lavoro, SECO, Tel. +41 (0)31 322 29 26, serge.gaillard@seco.admin.ch

Rita Baldegger, Capo del Servizio della comunicazione, SECO, Tel. +41 (31) 323 37 90, rita.baldegger@seco.admin.ch

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