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Più crescita e immigrazione grazie alla libera circolazione delle persone

Berna, 02.07.2009 - La crescita economica e occupazionale registrata negli ultimi anni è stata possibile anche grazie a un accesso facilitato alle forze lavoro provenienti dai Paesi europei. Si temeva che l’apertura del mercato del lavoro potesse inasprire la concorrenza nei confronti dei lavoratori svizzeri, invece non sono stati riscontrati fenomeni di esclusione di connazionali né è stata registrata una maggiore disoccupazione a causa della libera circolazione delle persone. Dal canto loro le misure di accompagnamento hanno impedito uno sviluppo negativo dei salari bassi. Questi sono i risultati del 5° rapporto dell‘Osservatorio sugli effetti della libera circolazione delle persone dall’entrata in vigore dell’Accordo tra Svizzera e UE il 1° giugno 2002.

A seguito dell’introduzione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) si è assistito ad un significativo spostamento della migrazione a seconda dei paesi di origine: il fenomeno migratorio di cittadini provenienti dai Paesi EU/AELS è infatti notevolmente aumentato negli ultimi anni ed è oggi più rilevante di quello dei cittadini provenienti da altri Stati; particolarmente cospicuo il flusso di migrazione proveniente da Germania e Portogallo. Il Canton Ticino e i Cantoni della Svizzera occidentale, regioni che si distinguono per una massiccia presenza di lavoratori frontalieri, e quelli della Svizzera orientale sono stati maggiormente colpiti dall’aumento del saldo migratorio.

Nei 6 anni successivi all’entrata in vigore dell’ALC si è registrata una crescita economica sostenuta. Inoltre si è constatato che l’afflusso netto dei primi sei anni dall’entrata in vigore dell’ALC è stato più elevato rispetto a situazioni congiunturali simili verificatesi nel passato: ciò significa che l’ALC ha favorito la migrazione di forze lavoro verso la Svizzera.

I dati recenti indicano un leggero calo di nuovi arrivi effettivi in Svizzera per via dell’attuale crisi economica; si suppone, quindi, che il flusso migratorio diminuirà in modo significativo con un certo ritardo in funzione degli sviluppi attuali del mercato del lavoro.

Con l’introduzione dell’accordo, il grado di qualifica degli immigrati risponde alle esigenze dell’economia; la libera circolazione delle persone ha quindi favorito la migrazione di forze lavoro qualificate. Dei lavoratori di recente immigrazione rientranti nella popolazione residente permanente tra il giugno 1997 e il maggio 2007, in media circa il 50% aveva seguito una formazione presso una scuola universitaria e l’81% era in possesso almeno di un titolo di livello secondario II.

Tra il 2006 e il 2008 la crescita economica e occupazionale in Svizzera è stata straordinaria; merito di questo brillante risultato è anche l’accesso facilitato alle forze lavoro provenienti dai Paesi europei, che ha permesso alle imprese di contenere il problema della mancanza di manodopera qualificata nelle fasi di alta congiuntura. Nel periodo 2003-2008, l’aumento dell‘occupazione si è convogliato in particolar modo sui settori professionali con un elevato livello di qualifica, settori in cui si è concentrata anche la migrazione di cittadini europei. Tali andamenti dimostrano che l’immigrazione costituisce un prezioso strumento di supporto alla popolazione attiva nazionale. Nelle regioni che si distinguono per una massiccia presenza di lavoratori frontalieri si è registrato anche un notevole aumento di forze lavoro non qualificate provenienti dai Paesi limitrofi, fenomeno che potrebbe provocare danni a scapito dei lavoratori svizzeri.

Il tasso di disoccupazione dei cittadini svizzeri rimane comunque notevolmente inferiore a quello dei lavoratori stranieri, mentre la quota di disoccupati tra i lavoratori provenienti dai Paesi dell’UE-15/AELS è metà di quella dei cittadini originari di Stati terzi. Attualmente la percentuale di disoccupati tra i lavoratori provenienti dai Paesi EU-15/AELS cresce in maniera sproporzionale: per via della loro molteplice ma breve permanenza all’interno di aziende e della loro elevata presenza nell’industria e nelle imprese di lavoro temporaneo, questa categoria di lavoratori rientra tra le più colpite dall’attuale crisi economica.

Per quanto riguarda l’evoluzione salariale dei lavoratori svizzeri, finora non è possibile tirare alcuna conclusione, nonostante sia prevedibile un’attenuazione dello sviluppo salariale nominale. Le indagini condotte sullo sviluppo salariale per settore non rilevano, tuttavia, alcun legame con l'elevato tasso di immigrazione, né sono stati individuati effetti negativi sullo sviluppo salariale nel settore caratterizzato da salari bassi.  Le recenti esperienze nell’ambito delle misure di accompagnamento indicano il generale mantenimento delle condizioni salariali usuali svizzere anche nelle imprese che distaccano lavoratori all’estero e nelle imprese svizzere che impiegano personale straniero.

Indirizzo cui rivolgere domande:

Serge Gaillard, Capo della Direzione del lavoro, SECO, tel. +41 (0)31 322 29 26, serge.gaillard@seco.admin.ch
Rita Baldegger, SECO, responsabile della Comunicazione, tel. +41 (0)31 323 37 90,
rita.baldegger@seco.admin.ch

Pubblicato da

Segreteria di Stato dell'economia
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