La Segreteria di Stato per l'Economia (SECO) analizza in che misura le imprese svizzere si avvalgono degli accordi di libero scambio (ALS) per risparmiare sui dazi doganali. EFTA Free Trade Dashboard riassume le informazioni più importanti sull’utilizzo dei singoli accordi di libero scambio (ALS) della Svizzera.
EFTA Free Trade Dashboard
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Informazioni sull'utilizzo delle ALS degli Stati membri dell'EFTA
EFTA Free Trade Dashboard offre un quadro sintetico di tutte le cifre rilevanti sull’utilizzo dei singoli accordi. Oltre a informazioni generali riguardanti il commercio bilaterale, questo strumento presenta le cifre chiave relative all’utilizzo di un dato ALS. I dati includono il tasso di utilizzo delle preferenze e i risparmi tariffari ottenuti – in cifre assolute, ma anche come quota dei risparmi ipoteticamente possibili.
EFTA Free Trade Dashboard è stilato per le importazioni in Svizzera per ogni accordo. Se i dati sono disponibili, presenta anche le principali cifre relative alle esportazioni dalla Svizzera nel rispettivo Paese partner. Questa pubblicazione è ottenibile per i seguenti gruppi di Paesi: Unione europea (UE), Associazione europea di libero scambio (AELS), Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) e Unione doganale dell’Africa australe (SACU).
Studio «Analisi sull'utilizzo degli accordi di libero scambio»
La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha commissionato un’analisi dettagliata dei dati, poi pubblicata nell’agosto 2020, che mostra in che misura le imprese svizzere risparmiano sui dazi doganali tramite gli ALS. Lo studio sull’utilizzo degli accordi di libero scambio «Analisi sull'utilizzo degli accordi di libero scambio», affidato dalla SECO all’Università di San Gallo, è stato realizzato in seguito a una raccomandazione della Commissione della gestione del Consiglio nazionale (CdG-N). La CdG-N ha chiesto un’indagine sull’impatto degli accordi di libero scambio. Basandosi sullo studio citato, la SECO ha svolto un’ulteriore analisi in collaborazione con l’università di San Gallo. In questo approfondimento sono stati esaminati i fattori che influenzano l’utilizzo da parte delle imprese, al momento di importare merci in Svizzera, delle aliquote doganali preferenziali concesse al nostro Paese in virtù degli ALS.
La Svizzera, essendo un’economia altamente sviluppata con un mercato interno di dimensioni ridotte, è fortemente integrata nelle catene del valore internazionali e dipende dai mercati esteri sia per l’import che per l’export. Attraverso gli ALS il nostro Paese punta ad assicurare all’economia nazionale un accesso stabile e agevole ai mercati esteri e a migliorare le condizioni quadro nelle relazioni economiche con partner di rilievo. Oggi la Svizzera ha al suo attivo, oltre all’ALS con l’Unione europea e alla Convenzione AELS, una rete di 30 ALS con 40 partner in tutto il mondo.
Una componente centrale degli ALS è costituita dalla concessione reciproca di preferenze tariffali, consistenti nell’abolizione integrale o parziale di dazi a favore della rispettiva parte contraente. I dazi preferenziali sono più bassi dei normali dazi all’importazione e permettono quindi di ridurre i costi aziendali. Generalmente le imprese si avvalgono di un ALS se possono trarne un vantaggio. Lo dimostrano i calcoli relativi al tasso di utilizzo, che misurano la quota delle importazioni effettivamente realizzate con l’ALS rispetto a tutti i beni che tramite un accordo di questo tipo avrebbero potuto essere importati a costi inferiori (escluse le merci esenti da dazi o soggette ad altre facilitazioni doganali).
Le aziende possono utilizzare gli accordi di libero scambio se i loro prodotti soddisfano le relative regole d’origine preferenziali. Ciò significa che per beneficiare di esenzioni doganali preferenziali o di riduzioni dei dazi nei Paesi partner di libero scambio della Svizzera i prodotti devono essere stati fabbricati in gran parte in Svizzera. Un’azienda che fabbrica macchine in Svizzera, ad esempio, potrà esportarle in Cina a dazi agevolati in base all’ALS solo se una quota sufficientemente elevata del valore aggiunto è stata creata in Svizzera. Ulteriori informazioni sulle regole d’origine preferenziali sono consultabili sul sito dell’Amministrazione federale delle dogane: Circolari sugli accordi di libero scambio (origine) und R-30 Accordi di libero scambio, preferenze doganali e origine delle merci
Nell’ambito di un’ulteriore analisi dei dati, sono state valutate le importazioni di oltre 180 000 aziende tra il 2016 e il 2019. L’incrocio dei dati consente di classificare le aziende in base al numero di dipendenti: tra le imprese incluse nel set di dati, 97 000 sono microimprese con un massimo di 9 dipendenti, 25 000 piccole imprese (10–49 dipendenti), 7000 medie imprese (50–249 dipendenti) e poco più di 2600 grandi imprese (oltre 250 dipendenti). Per circa 50 000 imprese la dimensione non risulta dall’incrocio dei dati.
La valutazione mostra che le grandi aziende con oltre 250 collaboratori utilizzano gli ALS con una frequenza simile a quella delle PMI. In termini di risparmi tariffari realizzati, nel 2019 le PMI ne hanno realizzati di più (1134 milioni di franchi) rispetto alle grandi imprese (728 milioni di franchi). Si riscontrano poi ulteriori risparmi sui dazi per 211 milioni di franchi da parte di imprese di cui non si conoscono le dimensioni.
La ripartizione dei risparmi per dimensione aziendale nei diversi paesi partner di libero scambio della Svizzera può essere consultata nel EFTA Free Trade Dashboard.
Un’ulteriore analisi mostra che quanto maggiore è la differenza tra l’aliquota di dazio normale della nazione più favorita (MFN) e quella preferenziale dell’ALS, tanto più frequentemente si ricorre agli ALS. Il dazio MFN è il dazio doganale che la Svizzera applica a tutti i Paesi del mondo. Nell’ambito degli ALS vengono concordate con i Paesi partner aliquote tariffarie inferiori, denominate aliquote di dazio ALS. La differenza tra l’aliquota di dazio MFN e quella dell’ALS è definita margine preferenziale.
Colpisce il fatto che il tasso di utilizzo medio sia già relativamente alto con margini preferenziali molto bassi. A partire da un margine preferenziale di venti punti percentuali, il tasso di utilizzo medio è superiore al 90%.
Gran parte dei risparmi tariffari non realizzati si ritrovano nelle importazioni con margini preferenziali bassi. Complessivamente, circa il 75% dei risparmi tariffari non realizzati si trova nelle importazioni, dove la differenza tra la tariffa MFN equivalente ad valorem e la tariffa ALS è inferiore a dieci punti percentuali. Ciò indica che l’utilizzo degli ALS comporta dei costi. Le aziende sono quindi incentivate a utilizzare un ALS solo se i potenziali risparmi tariffari superano questi costi.
L’analisi dimostra che l’utilizzo degli ALS comporta dei costi. Questi includono i costi variabili, sostenuti in occasione di ogni nuova transazione, e costi fissi. Per impratichirsi con le formalità richieste dall’utilizzo degli ALS, le imprese devono investono risorse una tantum. Inoltre, potrebbe essere necessario trovare fornitori adeguati per consentire il rispetto delle regole d’origine. L’importanza di questi costi fissi è dimostrata dal fatto che le imprese che hanno già utilizzato una volta un ALS ne usufruiscono più spesso anche per le importazioni future.
Inoltre, l’analisi rafforza l’ipotesi che il rispetto delle regole d’origine comporti dei costi. Le analisi finora disponibili non permettono di calcolare l’ammontare esatto di questi costi. Tuttavia, diverse analisi suggeriscono che regole d’origine più restrittive riducono significativamente l’utilizzo degli ALS.
Il tasso di utilizzo degli ALS varia notevolmente a seconda del partner commerciale, delle categorie di prodotti, del tempo, dell’impresa e della distribuzione. I motivi possono essere diversi:
Tipi di prodotti scambiati e relative regole d’origine preferenziali: se i prodotti vengono fabbricati in catene del valore internazionali molto frammentate, risulta talvolta complicato per le aziende ottenere l’origine preferenziale.
Onere amministrativo e finanziario: le imprese devono documentare e se necessario adeguare il processo di fabbricazione per acquisire l’origine preferenziale. Possono quindi decidere di non ricorrere agli ALS se i costi di questi adeguamenti superano il potenziale vantaggio.
Altri motivi ancora ignoti
Su incarico della SECO, nel 2022 è stato condotto uno studio esterno per analizzare il potenziale economico di ulteriori possibilità di cumulo negli ALS della Svizzera. Lo studio esamina l'impatto di una forma di cumulo incrociato chiamata «regionalizzazione delle norme di origine», in cui tre o più partner comuni di libero scambio formano una zona di cumulo dell'origine. I risultati mostrano che tale regionalizzazione delle norme di origine avrebbe un impatto economico positivo sulla Svizzera. Contribuirebbe a un maggiore ricorso agli ALS, consentendo così alle imprese di realizzare ulteriori risparmi tariffari.
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