Ripercussioni della libera circolazione delle persone sui salari in Svizzera

Berna, 18.02.2013 - Dall’introduzione della libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione europea (UE), nel 2002, le ripercussioni sui salari in Svizzera sono state a più riprese oggetto di analisi scientifiche. Su mandato della SECO l’Università di Ginevra ha realizzato un altro studio basato sui più recenti dati della Rilevazione svizzera della struttura dei salari. Ne emerge un bilancio prevalentemente positivo: in base alle stime, gli impatti dell’immigrazione sono complessivamente minimi e sono negativi soltanto per determinati gruppi professionali.

L’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE (e l’AELS) è in vigore da oltre dieci anni. Durante questo periodo l’accesso al mercato del lavoro svizzero è stato gradualmente liberalizzato. Le imprese svizzere hanno sfruttato e continuano a sfruttare ampiamente le nuove possibilità di reclutamento di manodopera, per cui negli ultimi anni l’immigrazione dai Paesi dell’UE/AELS è aumentata notevolmente. Anche le imprese estere ricorrono sempre di più alla possibilità di fornire servizi in Svizzera per un periodo fino a 90 giorni per anno civile senza l’obbligo di richiedere un permesso.

L’apertura del mercato del lavoro ha suscitato il timore che l’aumento dell’immigrazione avrebbe avuto conseguenze negative sulle condizioni salariali e lavorative in Svizzera. Già in passato gli effetti sulla struttura dei salari in Svizzera in seguito all’immigrazione legata alla libera circolazione delle persone sono stati oggetto di vari studi scientifici. Nel 2011 la SECO ha incaricato l’Observatoire Universitaire de l’Emploi dell’Università di Ginevra di condurre un altro studio basato sui più recenti dati della Rilevazione svizzera della struttura dei salari dell’Ufficio federale di statistica. Esso completa le analisi svolte finora sulla questione e giunge alle stesse conclusioni della maggior parte degli studi, secondo cui gli effetti sui salari sono minimi. Il bilancio tracciato dagli autori dello studio dell'Università di Ginevra è complessivamente positivo.

Principali risultati
Non è stata rilevata in generale alcuna pressione sui salari per i lavoratori svizzeri in seguito alla libera circolazione delle persone. Soltanto per i lavoratori svizzeri con una formazione di livello terziario (università, scuola universitaria professionale o formazione professionale superiore) e un’esperienza professionale media (6-25 anni) si constata una leggera pressione sui salari rispetto a uno scenario con una quota di stranieri costante dal 2004; in questo caso, con una quota di stranieri stabile, nel 2010 i salari reali sarebbero superiori dell’1,6% al massimo.

Si constata un effetto lievemente positivo della libera circolazione delle persone sui salari dei lavoratori con una formazione di livello primario (senza formazione professionale o diploma di livello terziario). Inoltre, si rileva una leggera pressione salariale per i lavoratori stranieri residenti in Svizzera che dispongono di una formazione di livello primario e terziario. Per quanto riguarda i lavoratori con una formazione di livello secondario, la libera circolazione delle persone ha un impatto debole ma generalmente positivo.


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Ultima modifica 14.09.2020

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