Torna lentamente la fiducia, ma la crescita riprenderà solo nel 2014

Berna, 18.03.2013 - Previsioni congiunturali del gruppo di esperti della Confederazione per l’inverno 2012/2013*. Nella primavera del 2013 l’economia svizzera beneficia dell’andamento positivo dei mercati finanziari internazionali e dei primi segnali di ripresa dell’economia mondiale. Considerata la stabilità della congiuntura nazionale e le previsioni più rosee per il settore delle esportazioni, vi sono buone probabilità di incremento della crescita economica nel corso di quest’anno e di quello a venire. Il gruppo di esperti prevede per il 2013 un aumento del PIL ancora relativamente moderato pari all’1,3%, con un’accelerazione al 2,1% nel 2014. Sebbene stia tornando la fiducia nella congiuntura, i rischi non sono scomparsi. Il superamento duraturo della crisi del debito nell’eurozona è un compito difficile. L’obiettivo principale è salvaguardare la coesione sociale nei Paesi dell’Europa meridionale nonostante la profonda crisi economica che li ha colpiti e i rischi che ne derivano per la stabilità politica. La ritrovata fiducia dei mercati finanziari deve essere rafforzata ulteriormente per gettare le basi di una crescita duratura nell’eurozona.

Congiuntura internazionale
L’economia mondiale sta lanciando i primi segnali di un risveglio congiunturale. Il fatto che la Banca centrale europea sia riuscita ad arginare la crisi del debito ha fatto tornare la fiducia nei mercati finanziari a partire dall’estate scorsa. Negli ultimi mesi e settimane anche gli indicatori di tendenza dell’economia reale iniziano a registrare miglioramenti per le imprese e i consumatori in molti Paesi del mondo, lasciando presagire un’imminente ripresa della congiuntura globale. Tuttavia, la problematica irrisolta del debito pubblico in molti Paesi industrializzati rappresenta tuttora un freno e un rischio. 

Nell’eurozona il pessimo trimestre di chiusura del 2012 (forte calo del PIL) dovrebbe aver segnato l’intensità massiva  della recessione in diversi paesi. Le tensioni recessive dovrebbe lentamente ridursi, a condizione che la crisi del debito resti sotto controllo. Una delle sfide più difficili ma più importanti è quella di proseguire le misure di consolidamento del bilancio anche sotto la pressione di una situazione economica fragile. Per il momento, tuttavia, il divario all’interno della zona euro resta grande. Mentre gli indicatori precursori per Austria e Germana preannunciano il ritorno a un tasso di crescita positivo, in Paesi come Italia, Spagna, ma anche Francia non si scorgono inversioni di tendenza. Nei Paesi dell’Europa meridionale colpiti dalla crisi la congiuntura non inizierà a stabilizzarsi prima del 2014, poiché la prosecuzione del consolidamento politico-fiscale, l’aumento della disoccupazione e il calo dei redditi potrebbero continuare a frenare la congiuntura interna. Considerate queste tendenze divergenti, l’attività economica media in tutta l’eurozona potrebbe subire una lieve contrazione nel 2013 nonostante i primi segnali di ripresa, e registrare anche nel 2014 una crescita inferiore alla media (pari a circa l’1%). 

In confronto, le prospettive congiunturali per gli USA sono migliori, anche se le continue controversie in merito alla politica fiscale hanno un effetto tutt’altro che positivo sulla fiducia. Il consolidamento delle finanze pubbliche che si va delineando, che comprende sia aumenti delle imposte che tagli alle spese, potrebbe temporaneamente frenare la crescita, ma non al punto da soffocarla. La ripresa congiunturale trainata dalla domanda privata di investimenti e di beni di consumo appare più solida rispetto agli ultimi anni, poiché dopo un lungo periodo di magra ha ora coinvolto anche il mercato del lavoro e quello immobiliare. Nel 2013 l’economia statunitense dovrebbe crescere di circa il 2%, così come nel 2012, per poi riprendere leggermente quota nel 2014.

Dopo il calo dello scorso anno, in molti Paesi emergenti si preannunciano di nuovo tassi di crescita lievemente più alti. Tuttavia, per gli anni 2013 e 2014 si tende a escludere una forte espansione a causa degli incentivi alla domanda spesso troppo deboli da parte dei Paesi industrializzati. In Cina la dinamica di crescita si è riconsolidata alla fine del 2012, anche se i più recenti indicatori congiunturali sono risultati alquanto contrastanti e non lasciano presagire un’accelerazione.

Previsioni congiunturali per la Svizzera
Anche l’economia svizzera beneficia degli effetti positivi provenienti dai mercati finanziari internazionali e dall’imminente ripresa dell’economia mondiale. Ad ogni modo gli ultimi sondaggi congiunturali segnalano un notevole miglioramento del clima di fiducia nel corso degli ultimi mesi. Nell’industria sono diminuite le stime pessimistiche e il clima di fiducia dei consumatori si è rasserenato. Anche nell’industria MEM e nel turismo, due settori che hanno sofferto particolarmente per la crisi dell’euro, emergono i primi segnali di un’inversione di tendenza.

Il pericolo che anche la Svizzera cadesse in un vortice recessivo, che ancora qualche mese fa appariva concreto, è stato per ora scongiurato. Considerata la stabilità della congiuntura nazionale e le previsioni più rosee per il settore delle esportazioni, vi sono buone probabilità di un nuovo incremento della crescita economica nel corso di quest’anno e di quello a venire. 

Tuttavia, non c’è motivo di essere euforici: la ripresa nel settore delle esportazioni potrebbe procedere molto lentamente. Le condizioni quadro dell’economia esterna non sono più così sfavorevoli come negli ultimi due anni, ma rappresentano tuttora una sfida. Ciò riguarda in prima linea i mercati di sbocco ancora deboli in molti Paesi dell’UE. Inoltre, il franco svizzero è tuttora sopravvalutato rispetto alla maggior parte delle monete e in particolare rispetto all’euro. Il tasso di inflazione in Svizzera, piuttosto basso nel confronto internazionale, fa sì che il reale apprezzamento del franco si riduca lentamente anche in presenza di tassi di cambio nominali costanti; si tratta tuttavia di un processo che richiede anni. Per il 2013 e il 2014 il gruppo di esperti prevede un lieve incremento nel settore delle esportazioni.

Per quanto riguarda la domanda interna le prospettive restano positive, anche se dopo gli ultimi anni di forte espansione è improbabile che la dinamica registri un’ulteriore accelerazione. I fattori trainanti “crescita demografica” e “bassi tassi d’interesse” dovrebbero preservare la loro efficacia, sostenendo il settore delle costruzioni e i consumi privati. La ripresa definitiva degli investimenti in impianti e attrezzature potrebbe invece farsi attendere ancora un po’. Le ditte annunciano sempre più spesso aumenti delle commesse, ma gli investimenti, soprattutto nell’industria, potrebbero essere ancora frenati, almeno per il momento, da una saturazione delle capacità inferiore alla media. Inoltre, sembra che l’insicurezza e la fragilità del contesto economico induca molte imprese a pianificare gli investimenti in modo relativamente cauto.

Nel complesso il gruppo di esperti prevede una graduale accelerazione della congiuntura svizzera entro la fine del 2014. Per il 2013 si prevede una crescita del PIL ancora relativamente moderata pari all’1,3% (stesse previsioni del dicembre 2012), che dovrebbe accelerare nel 2014 con un aumento della domanda di esportazioni al 2,1% (finora 2,0%). Secondo questa previsione l’economia svizzera supererà il rallentamento della congiuntura del 2012 (crescita del PIL dell’1%) - oltretutto moderato nel confronto internazionale - senza tuttavia raggiungere una forte ripresa (tassi di crescita nettamente superiori al 2%). La domanda estera è semplicemente troppo debole per questo obiettivo.  

L’indebolimento della congiuntura ha portato lo scorso anno a un lieve peggioramento del mercato del lavoro. La crescita dell’occupazione è rimasta positiva, ma verso la fine dell’anno ha fatto registrare una flessione. Dall’inizio del 2012 la disoccupazione sta lentamente aumentando, alla fine di febbraio 2013 il tasso (destagionalizzato) era pari al 3,1%. Nonostante il miglioramento delle prospettive congiunturali, per ora non si prevede un’inversione di tendenza nel mercato del lavoro. Per quanto riguarda l’industria, la riduzione dei posti di lavoro iniziata nel secondo trimestre del 2012 potrebbe perdurare, prima che si instauri di nuovo una ripresa dopo molti anni difficili. Inoltre, le ristrutturazioni nel settore bancario potrebbero continuare a incidere negativamente sul mercato del lavoro. Complessivamente, il gruppo di esperti prevede un aumento della disoccupazione ancora fino alla fine dell’anno in corso e, in seguito, una stabilizzazione che nella media annua corrisponde a un tasso di disoccupazione del 3,3% sia nel 2013 che nel 2014 (previsione invariata).

Rischi congiunturali
Nonostante sia tornata una certa fiducia nella congiuntura, non sono ancora scomparsi i vecchi rischi, primo fra tutti la questione internazionale dell’indebitamento. La latente controversia sul bilancio negli USA costituisce un fattore di insicurezza: se contrariamente alle aspettative si dovessero varare a breve termine tagli di una certa portata, la crescita del PIL negli USA potrebbe risentire degli effetti negativi, con conseguenze sull’economia mondiale.

In ogni caso, la maggiore minaccia potenziale resta sempre la crisi del debito nell’eurozona, arginata ma non ancora risolta. Nonostante i Paesi dell’Europa meridionale colpiti dalla crisi abbiano compiuto alcuni progressi notevoli nell’adeguamento delle strutture – consolidamento fiscale e miglioramento della competitività dell’economia d’esportazione – questi progressi hanno innescato gravi effetti collaterali come una pesante crisi economica e disoccupazione di massa, senza prospettive di ripresa in tempi rapidi. Nei Paesi colpiti crescono le tensioni sociali e la resistenza politica alle riforme economiche. Il difficile compito di attuare le riforme nel modo più coerente possibile senza perdere del tutto l’appoggio della popolazione comporta dei rischi latenti. In caso di ritardo o di problemi nella realizzazione dell’obiettivo, l’incertezza sui mercati finanziari potrebbe scatenarsi di nuovo (a seguito ad esempio di un aumento dei tassi d’interessi) e dissipare ancora una volta le deboli speranze nell’eurozona. Un drammatico aggravamento della crisi dell’euro (come il collasso dell’unione monetaria) appare tuttavia improbabile. Nell’UE si nota infatti una forte volontà politica di garantire la coesione dell’unione monetaria anche in futuro.

*Il gruppo di esperti della Confederazione pubblica quattro volte l’anno una previsione sull’evoluzione congiunturale della Svizzera. L’attuale previsione per il mese di marzo 2013 è commentata nel presente comunicato stampa. L’attuale pubblicazione delle “Tendances conjoncturelles” integra queste previsioni e approfondisce altri aspetti dell’attuale evoluzione congiunturale. Essa è contenuta come allegato nelle edizioni di febbraio, aprile, luglio e ottobre della rivista «La vie économique» (www.lavieeconomique.ch). È consultabile gratuitamente anche in Internet, in formato pdf, all’indirizzo: http://www.seco.admin.ch/themen/00374/00375/00381/index.html?lang=it (in tedesco e francese).


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Ultima modifica 18.12.2020

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