Il Consiglio federale fa il punto sul dossier ucraino

Berna, 26.03.2014 - Il Consiglio federale ha condannato oggi l’annessione della Crimea da parte della Russia. Prendendo atto delle sanzioni applicate dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, ha inoltre deciso di adottare tutte le misure necessarie affinché il territorio svizzero non venga utilizzato per aggirarle. Il Governo rafforzerà anche il coordinamento interdipartimentale dell’analisi e del monitoraggio della situazione in Ucraina.

Sin dall’inizio della crisi ucraina, la Svizzera osserva attentamente l’evolversi della situazione e le misure adottate dalla comunità internazionale. In tale contesto, pur mirando ad adottare una politica imparziale e a mantenere il dialogo con tutte le parti coinvolte, ha deciso di bloccare gli eventuali fondi detenuti in Svizzera dall’ex presidente ucraino e dal suo entourage, di non concedere più alcuna autorizzazione per l’esportazione di materiale bellico verso la Russia, di respingere insieme ai Paesi membri dell’AELS i negoziati per un accordo di libero scambio con la Russia e di rinunciare provvisoriamente a un programma di formazione per  militari russi.

Il Consiglio federale esprime la propria preoccupazione per l’acuirsi del conflitto in Ucraina e condanna le violazioni del diritto nazionale e internazionale. Il referendum del 16 marzo 2014 in Crimea si è svolto in violazione della Costituzione ucraina ed è pertanto illegittimo. Annettendo la Crimea, inoltre, la Russia ha violato il diritto internazionale, in particolare il principio dell’integrità territoriale degli Stati, nonché gli impegni internazionali assunti nell’ambito di vari trattati internazionali bilaterali e multilaterali. L’annessione è infine in contrasto con quanto sancito dall’Atto finale di Helsinki. 
 
Il Consiglio federale esorta tutte le parti coinvolte a impegnarsi per una soluzione politica del conflitto e a rispettare i diritti dell’uomo, compresi i diritti delle minoranze, senza alcuna discriminazione di razza, sesso, lingua o religione. Accoglie quindi con favore l’impegno dei vari partner internazionali e, in particolare, la decisione del Consiglio permanente dell’OSCE, adottata il 21 marzo 2014, di inviare una missione di osservatori in Ucraina.

Il Consiglio federale ha inoltre preso atto delle sanzioni decise da una parte della comunità internazionale e del fatto che le restrizioni previste dall’Unione europea nel quadro dell’Accordo di Schengen sono applicabili in Svizzera. Ha pertanto deciso che la Svizzera adotterà tutte le misure necessarie affinché il proprio territorio non venga utilizzato per aggirare le sanzioni, attuali e future, stabilite dalla comunità internazionale. A seconda dell’evolversi della situazione, si riserva inoltre la facoltà di applicare a sua volta, integralmente o in parte, le sanzioni decise dall’Unione europea, dagli Stati Uniti o da altri Paesi.

In quest’ottica, il Consiglio federale continuerà a osservare da vicino sia le misure decise dall’UE e dagli Stati Uniti sia gli ulteriori sviluppi in Crimea. A tale scopo rafforzerà la collaborazione interdipartimentale a livello tecnico e terrà conto delle attività svolte in quest’ambito in modo da poter essere costantemente aggiornato sulla situazione e adottare rapidamente le decisioni opportune. 

Il Consiglio federale sottolinea al contempo l’importanza di condurre colloqui diretti con tutti i partner per cercare di raggiungere una soluzione politica del conflitto. Per questo continuerà a impegnarsi per favorire una de-escalation della crisi e per instaurare un dialogo, anche nell’ambito dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), presieduta quest’anno dalla Svizzera. 


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Ultima modifica 18.12.2020

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