Previsioni congiunturali per la Svizzera lievemente più negative in un contesto di rischi aumentati

Berna, 16.10.2014 - Previsioni congiunturali del gruppo di esperti della Confederazione per l’autunno 2014* - A causa di un’economia mondiale ancora troppo debole, e soprattutto di una nuova battuta d’arresto nella zona euro, la congiuntura svizzera ha perso vigore rispetto alla primavera 2014. Secondo il gruppo di esperti, i recenti segnali di debolezza dell’economia svizzera rappresentano semplicemente una pausa per riprendere fiato e la dinamica economica dovrebbe gradualmente consolidarsi. Tuttavia, poiché gli impulsi a livello nazionale e internazionale sono più deboli del previsto, le prospettive di crescita rispetto alle ultime stime (giugno 2014) risultano lievemente più negative. Per il 2014 il gruppo di esperti annuncia un aumento del PIL dell’1,8% (anziché del 2,0%) con un’accelerazione nel 2015 fino al 2,4% (anziché al 2,6%)**. Dato il rallentamento della ripresa congiunturale, la disoccupazione inizierà a calare, con un certo ritardo, soltanto nel 2015. Benché le previsioni per l’economia svizzera rimangano relativamente positive, negli ultimi mesi i rischi congiunturali sono sensibilmente aumentati. Il recente deterioramento degli indicatori di breve termine per l’eurozona e per la Germania crea un contesto sensibilmente diverso da quello dello scorso giugno.

Congiuntura internazionale
A sei anni dallo scoppio della crisi finanziaria (2008), nel mondo la ripresa economica è ancora troppo debole e insidiata da diversi rischi. Inoltre, non si intravede un miglioramento significativo e duraturo della congiuntura internazionale. Tuttavia, la situazione varia sensibilmente a seconda dei Paesi e delle zone.

Soprattutto nell’eurozona gli indicatori congiunturali degli ultimi mesi (crescita zero nel 2° trimestre, calo della fiducia dei consumatori, ecc.) evidenziano una ripresa ancora più lenta del previsto. Inoltre, i conflitti in corso in Medio Oriente e le tensioni fra Russia e Ucraina contribuiscono ad aumentare l’incertezza delle imprese. Ultimamente persino l’economia tedesca, che gode di buona salute, sta lanciando segnali di rallentamento, dovuti sostanzialmente alle previsioni più negative del previsto sul fronte delle esportazioni. Tuttavia, mentre per la Germania dovrebbe trattarsi solo di una flessione congiunturale di breve durata, ma comunque percepibile, in altri Paesi della zona euro le conseguenze della crisi (2008-2011) continuano a farsi sentire. Ad ogni modo, grazie alle rassicurazioni fornite dalla BCE nell’estate 2012 sul mantenimento dell’unione monetaria, la crisi del debito sui mercati finanziari appare ancora sotto controllo. Ciò nonostante i Paesi dell’Europa meridionale maggiormente colpiti dalla crisi, e in parte anche la Francia, sono alle prese con una spirale negativa fatta di crescita debole, disoccupazione elevata, indebolimento delle banche e interventi di risanamento di politica fiscale. Si riscontrano solo alcuni miglioramenti, soprattutto in Spagna, dove la competitività migliorata ha generato un aumento delle esportazioni e una ripresa dell’economia. In generale, anche se l’eurozona non dovrebbe ricadere nella recessione, per il prossimo anno si prevede ancora una ripresa economica modesta (previsioni PIL Eurozona 2014: +0,7%, 2015: +1,2%), che non basterà a ridurre sensibilmente l’impennata della disoccupazione che ha colpito diversi Paesi negli ultimi anni.

Le previsioni congiunturali per le altre zone del mondo sono molto eterogenee. La situazione appare piuttosto favorevole negli Stati Uniti, dove si registrano una moderata ripresa e un graduale calo della disoccupazione. Se il quadro si stabilizzasse sarebbe più probabile un innalzamento del tasso di riferimento della Banca centrale statunitense nel prossimo anno. Anche nel Regno Unito è prevista una nuova fase di espansione economica, soprattutto dopo che è stata scongiurata l’ipotesi di una secessione da parte della Scozia. In Giappone, invece, la ripresa è meno netta di quanto si sperava. Per quanto riguarda i Paesi emergenti si registrano tendenze negative in Sudamerica (Brasile e Argentina in recessione) e in Russia a causa del conflitto con l’Ucraina. In Asia, al contrario, l’economia cinese si conferma piuttosto solida e l’India sembra aver superato il rallentamento della crescita registrato negli ultimi anni.

Previsioni congiunturali per la Svizzera
Rispetto alla primavera 2014 anche la congiuntura svizzera ha perso vigore. Nel 2° trimestre 2014 ciò ha avuto conseguenze sia sull’andamento del PIL (solo +0,2% rispetto al trimestre precedente), sia sul tasso d’occupazione, rimasto invariato. Alla luce della situazione congiunturale incerta sui principali mercati stranieri non si può ancora parlare di una ripresa significativa delle esportazioni svizzere, tanto più che nei primi sei mesi del 2014 anche la domanda interna, che negli ultimi anni ha sostenuto la congiuntura, ha perso dinamicità. Il calo della fiducia da parte delle imprese registrato mediante gli appositi indicatori riflette una forte incertezza, soprattutto per quanto riguarda la congiuntura mondiale.

Alla luce dei recenti segnali di debolezza ci si chiede se anche in Svizzera la prosecuzione dell’andamento economico positivo debba essere messa seriamente in dubbio. Tuttavia le previsioni, tendenzialmente positive, per la congiuntura interna smentiscono l’ipotesi che la flessione congiunturale duri a lungo. Ad esempio, fattori come l’immigrazione e i bassi tassi d’interesse dovrebbero mantenersi invariati anche l’anno prossimo, con effetti particolarmente positivi sugli investimenti nell’edilizia e sui consumi privati. Contemporaneamente, la situazione delle esportazioni dovrebbe gradualmente migliorare, a condizione che la ripresa della congiuntura mondiale si consolidi e che venga scongiurato, soprattutto nell’eurozona, il rischio di una nuova recessione.

Il gruppo di esperti conferma quindi le sue previsioni: una solida domanda interna e una lenta ripresa delle esportazioni dovrebbero sostenere la congiuntura svizzera per poi consolidarla. Tuttavia, poiché gli impulsi a livello nazionale e internazionale sono più deboli del previsto, le prospettive di crescita rispetto alle ultime stime (giugno 2014) risultano lievemente più negative. Per il 2014 il gruppo di esperti prevede un aumento del PIL dell’1,8% (anziché del 2,0%) con un’accelerazione nel 2015 fino al 2,4% (anziché al 2,6%)**.

Data la debole dinamica congiunturale, nel corso di quest’anno anche la situazione sul mercato del lavoro si è evoluta meno positivamente del previsto. Negli ultimi mesi il numero degli occupati ha smesso di crescere, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 3,2% (dato destagionalizzato). Fermo restando un rilancio della congiuntura, le previsioni del gruppo di esperti sull’evoluzione del mercato del lavoro rimangono favorevoli. Tuttavia, la situazione occupazionale inizierà a migliorare solo dal prossimo anno e dunque più lentamente del previsto. Secondo l’ultima stima nel 2014 il tasso di disoccupazione medio sarà del 3,2% (stima precedente: 3,1%) e nel 2015 del 3,1% (anziché del 2,8%).

Rischi congiunturali
Gli sviluppi degli ultimi mesi hanno confermato la fragilità della ripresa economica nell’eurozona, soprattutto di fronte a eventi negativi come i conflitti geopolitici in corso. La debolezza della congiuntura, unita al calo dell’inflazione, rischia di generare tendenze deflazionistiche che, a loro volta, danneggiano la congiuntura e aggravano i problemi di indebitamento. Per scongiurare questi rischi in estate la BCE ha ulteriormente allentato la propria politica monetaria. Tuttavia, finché la situazione nell’eurozona, soprattutto in Paesi importanti come Francia e Italia, non si sarà stabilizzata ci potrebbero essere forti ripercussioni negative sulle esportazioni svizzere nel mercato europeo. Altri rischi minacciano invece i mercati finanziari internazionali. Se l’attuale ottimismo degli operatori di mercato sulla normalizzazione della politica monetaria negli Stati Uniti e sulla stabilità dell’eurozona si rivelasse eccessivo, il mercato potrebbe subire improvvise correzioni di rotta, con effetti negativi sulla congiuntura internazionale. Altro fattore di rischio: lo sviluppo imprevedibile dei vari focolai di guerra nel mondo.

Pertanto, dopo una lunga fase di relativa tranquillità, negli ultimi mesi i rischi congiunturali per la Svizzera legati all’eurozona costituiscono nuovamente una seria minaccia. Oltre a questo, l’economia svizzera deve affrontare anche sfide interne e di carattere politico. Anche se la situazione si sta stabilizzando, non bisogna abbassare la guardia rispetto al rischio che i bassi tassi d’interesse generino eccessi e squilibri sul mercato immobiliare. Tuttavia, il principale fattore di incertezza è rappresentato dai rapporti con l’Unione europea in seguito all’accettazione dell’iniziativa sull’immigrazione di massa, che potrebbero condizionare gli investimenti delle imprese deteriorando le previsioni di crescita a medio termine.

*Il gruppo di esperti della Confederazione pubblica quattro volte l’anno una previsione sull’andamento della congiuntura in Svizzera. L’attuale previsione del mese di ottobre 2014 è commentata nel presente comunicato stampa. L’ultimo numero di «Tendances conjoncturelles», una pubblicazione trimestrale della SECO, integra queste previsioni e approfondisce altri aspetti dell’attuale evoluzione congiunturale. La pubblicazione è allegata alla rivista «La Vie économique» (www.lavieeconomique.ch). È consultabile gratuitamente anche in Internet, in formato pdf: (http://www.seco.admin.ch/themen/00374/00375/00381/index.html?lang=fr).

**Ricordiamo che tra le due ultime due previsioni c’è stata la revisione dei conti economici nazionali secondo il SEC 2010, che rende più difficile fare un confronto delle stime.


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Ultima modifica 18.12.2020

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