Previsioni congiunturali relativamente positive nonostante i rischi

Berna, 18.12.2014 - Previsioni congiunturali del gruppo di esperti – inverno 2014/2015*. Nel 2014 la congiuntura svizzera ha continuato a registrare una solida tendenza al rialzo. Tuttavia, gli indicatori economici degli ultimi mesi segnalano una crescente insicurezza per quanto riguarda l’ulteriore sviluppo dell’economia. Premesso che l’eurozona prosegua la sua graduale ripresa, il gruppo di esperti della Confederazione rimane dell’idea che le prospettive congiunturali svizzere per il 2015/2016 siano relativamente promettenti e prevede una lieve accelerazione della crescita (dall’1,8% del 2014 al 2,1% nel 2015 e al 2,4% nel 2016). Il miglioramento congiunturale dovrebbe estendersi anche al mercato del lavoro facendo scendere il tasso di disoccupazione medio dal 3,2% del 2014 al 3,0% nel 2015 e al 2,8% nel 2016. Le prospettive positive non escludono considerevoli rischi: un possibile peggioramento della congiuntura internazionale e le incerte condizioni politiche quadro della Svizzera rispetto all’UE potrebbero compromettere la ripresa dell’economia svizzera.

Congiuntura internazionale
Nel complesso, nel 2014 si è assistito a una ripresa del panorama congiunturale mondiale piuttosto vacillante e per i prossimi due anni non si considera ancora sventato il rischio di ricaduta. Il commercio mondiale, la cui espansione procede a rilento rispetto al periodo che ha preceduto la crisi finanziaria di sei anni fa, fino all’autunno 2014 ha faticato a prendere quota. Da questo quadro complessivo si profilano prospettive molto diverse per i grandi spazi economici.

In particolare si attendono impulsi positivi dagli Stati Uniti che, con un tasso di disoccupazione in costante discesa, sembrano essersi ripresi autonomamente. Di conseguenza si dovrebbe assistere a una crescita del PIL dal 2% del 2014 a circa il 3% nei prossimi due anni. La sensibile riduzione dell’indebitamento del settore privato, in particolare delle economie domestiche, avvenuto negli ultimi anni ha contribuito fortemente alla ripresa e ora il settore privato ha nuovamente un ampio margine di azione per effettuare maggiori spese destinate ai consumi e agli investimenti. Nel contesto attuale, caratterizzato da interessi bassi, questa situazione dovrebbe avere un effetto stimolante, ma comporta al contempo il rischio che le economie domestiche riprendano a indebitarsi. Rispetto alle robuste prospettive congiunturali, nei prossimi trimestri cresce la probabilità che i tassi di riferimento della banca centrale statunitense aumentino.

Invece nell’eurozona nel 2014 la ripresa economica si è rivelata più difficile del previsto e le prospettive di crescita rimangono contenute. Persino la congiuntura tedesca, solitamente robusta, negli ultimi trimestri ha mostrato un raffreddamento, seppur moderato, a seguito dell’andamento più lento delle esportazioni e degli investimenti. A differenza di questo indebolimento solo temporaneo, i problemi di indebitamento da sempre esistenti in altri Paesi periferici ma anche in Italia e in Francia, potrebbero compromettere il dinamismo economico ancora per anni. Nonostante notevoli tentativi di consolidamento l’indebitamento pubblico e privato è diminuito solo di poco, se si escludono le rare eccezioni positive come la Spagna. La necessità di diminuire il debito è un freno per la ripresa economica. Impulsi congiunturali positivi dovrebbero derivare almeno dalle esportazioni, dato il basso valore dell’euro. Complessivamente, per i prossimi due anni, lo scenario più probabile sembra essere un miglioramento – seppur al momento graduale – dell’economia nella zona euro (previsione del PIL del 2014: 0,8%, 2015: 1%, 2016: 1,5%).

Nelle altre regioni del mondo le prospettive sono eterogenee e complessivamente si mantengono positive. In Giappone l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto dell’aprile 2014 ha danneggiato la congiuntura molto più di quanto atteso. Considerati gli impulsi di politica monetaria espansiva, nei prossimi trimestri l’economia nipponica dovrebbe intraprendere un’ascesa moderata. In Cina la congiuntura si afferma finora relativamente robusta, ma segue un percorso di crescita strutturalmente basso (6-7%), il che non stupisce affatto considerato lo stato dello sviluppo raggiunto e un potenziale limitato di forza lavoro. In altri grandi Paesi emergenti si profila un quadro eterogeneo: mentre l’economia indiana prende sensibilmente slancio, in Brasile la ripresa si rivela titubante. Ancora una volta le aspettative per la Russia sono peggiorate: a seguito delle tensioni geopolitiche con l’Ucraina e dei bassi prezzi del petrolio il Paese è caduto in una recessione che minaccia di tramutarsi in una crisi valutaria.

Il forte ribasso dei prezzi del petrolio degli ultimi mesi si ripercuote positivamente sui redditi disponibili grazie ai bassi prezzi d’importazione, dando uno slancio positivo alla congiuntura. Ma le conseguenze non sono solo positive: innanzitutto ne risentono le economie dei Paesi esportatori, come attualmente la Russia. In secondo luogo, la diminuzione del rincaro, dovuta al calo dei prezzi del petrolio, potrebbe far aumentare il rischio di deflazione latente nell’eurozona qualora quest’ultima generasse nuove aspettative inflazionistiche al ribasso.

Previsioni congiunturali per la Svizzera
Nel 2014 la congiuntura svizzera è rimasta solidamente orientata al rialzo. Dopo un secondo trimestre debole la dinamica economica ha potuto riprendersi nel terzo trimestre. Globalmente, per il 2014, il gruppo di esperti della Confederazione prevede una crescita del PIL dell’1,8%, che permetterebbe alla Svizzera, come negli anni passati, di occupare una buona posizione nel confronto europeo. Tuttavia, i sondaggi sulla congiuntura degli ultimi mesi segnalano una crescente insicurezza tra le imprese e le economie domestiche riguardo al futuro andamento economico. Si tratta di un’immagine rappresentativa dell’aumento dei rischi avvenuto nel 2014, sia dal punto di vista della congiuntura mondiale (fragile congiuntura nella zona euro) che riguardo alle incerte condizioni quadro politiche della Svizzera rispetto all’UE (regime di immigrazione, accordi bilaterali e politica fiscale).

Posto che l’eurozona prosegua la sua graduale ripresa, per il gruppo di esperti della Confederazione le prospettive congiunturali svizzere per il 2015/2016 rimangono relativamente positive. Per quanto riguarda le esportazioni, già negli ultimi trimestri si mostra una certa ripresa, non generale, in quanto limitata per lo più ai prodotti farmaceutici, che dovrebbe via via stabilizzarsi e dare impulsi di crescita positivi da parte del commercio estero. Per quanto riguarda la domanda interna, che negli ultimi anni è stata il pilastro dell’economia, si può continuare a fare affidamento su una robusta espansione, non da ultimo grazie alla crescita costante della popolazione che sostiene il consumo privato e gli investimenti nell’edilizia. Gli investimenti nell’edilizia dovrebbero tuttavia aver superato l’apice, poiché il loro dinamismo risulta frenato da diversi fattori (conseguenze dell’iniziativa sulle abitazioni secondarie e raffreddamento del mercato dell’alloggio). D’altra parte, a seguito delle previsioni ottimistiche sulle esportazioni, diventa sempre più concreta la ripresa degli investimenti in attrezzature, moderati negli ultimi anni.

Nel complesso, per i prossimi due anni, il gruppo di esperti si attende una lieve accelerazione della crescita economica svizzera, ossia dall’1,8% del 2014 al 2,1% nel 2015 e al 2,4% nel 2016. Rispetto alle previsioni di ottobre la dinamica per il 2015 è valutata di poco inferiore (finora le previsioni del PIL sono del 2,4%), principalmente a causa della ripresa stentata in Europa e, in particolare, della debolezza temporanea in Germania.

Nel 2014 il tasso di disoccupazione medio dovrebbe attestarsi al 3,2% come nel 2013. Da settembre a novembre, tuttavia, si intravedeva una lieve diminuzione dei tassi di disoccupazione destagionalizzati. Questo sviluppo positivo dovrebbe progredire nei prossimi due anni a seguito dell’espansione congiunturale e tradursi in una continua diminuzione del tasso di disoccupazione (valori medi annui previsti: 3,2% nel 2014, 3,1% nel 2015 e 2,8% nel 2016). L’occupazione dovrebbe aumentare anche nell’industria, in cui dalla crisi finanziaria negli ultimi sei anni sono andati persi circa 35 000 posti di lavoro (equivalenti a tempo pieno).

Nonostante il previsto miglioramento dello sviluppo congiunturale e del mercato del lavoro, non vi è alcun rischio d’inflazione in vista (2015-2016): nel periodo oggetto della previsione molti settori dell’economia, in particolare nell’industria di esportazione, dovrebbero raggiungere solo gradualmente la normale occupazione; inoltre, i prezzi del petrolio più bassi e il calo del rincaro in molti Paesi europei si traducono in Svizzera in un’attenuazione degli influssi inflazionistici. Il gruppo di esperti non prevede alcun rincaro in Svizzera per il 2015 (+0,2%) e il 2016 (+0,4%). Non sono da escludere nemmeno fasi transitorie di rincaro negativo, da non mettere però sullo stesso piano di una deflazione, che si presenta come una spirale di congiuntura negativa e un calo generalizzato di salari e prezzi. Se ciò potrebbe verificarsi negli altri Paesi europei, non è il caso della Svizzera.

Rischi congiunturali
Le previsioni congiunturali relativamente positive non sono esenti da notevoli rischi provenienti tanto dall’esterno quanto dall’interno. Non solo i nuovi rimbalzi congiunturali nella zona euro, ma anche un eventuale rallentamento costante della crescita nei mercati emergenti metterebbero in forse la prevista ripresa dell’economia svizzera. Gli impulsi provenienti dai Paesi emergenti negli ultimi anni sono diventati sempre più importanti per gli esportatori svizzeri.

Inoltre, le condizioni quadro politiche incerte nelle relazioni con l’UE costituiscono un’importante rischio per l’economia svizzera. Anche se dopo il rifiuto dell’iniziativa Ecopop probabilmente si ristabilirà una certa calma, rimane da valutare se i negoziati su un regime di immigrazione compatibile con l’UE diano effettivamente risultati positivi. Se il risultato fosse un potenziale limitato in termini di forza lavoro e accesso ai mercati dell’UE, sarebbe un segnale negativo che potrebbe compromettere gli investimenti delle imprese e di conseguenza le prospettive di crescita a medio termine.

Nemmeno il rischio di surriscaldamento nel mercato immobiliare può dirsi del tutto sventato, nonostante una certa tendenza alla stabilità. Considerata la politica monetaria molto espansiva della BCE per la zona euro, la Banca nazionale svizzera (BNS) potrebbe essere costretta a mantenere il limite inferiore dell’euro ancora per diverso tempo. L’inevitabile rovescio della medaglia in questo caso sono gli interessi costantemente bassi, che possono incentivare l’indebitamento immobiliare.

* Il gruppo di esperti della Confederazione pubblica trimestralmente le tendenze e previsioni congiunturali per la Svizzera. La previsione per il mese di dicembre 2014 è commentata nel presente comunicato stampa. L’attuale pubblicazione delle «Tendances conjoncturelles» integra queste previsioni e approfondisce altri aspetti dell’evoluzione congiunturale. La pubblicazione è allegata alla rivista «La Vie économique» (www.lavieeconomique.ch). È consultabile gratuitamente anche in Internet, in formato pdf, all’indirizzo http://www.seco.admin.ch/dokumentation/publikation/00007/00021/05506/index.html?lang=fr.


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Ultima modifica 20.03.2019

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