Esportazioni di materiale bellico nel 2014

Berna, 26.02.2015 - Nel 2014 le imprese svizzere hanno esportato materiale bellico in 72 Paesi con l’autorizzazione della SECO per un totale di 563,5 milioni di franchi (2013: 461,3 mio.), che corrisponde a una quota dello 0,26 per cento (2013: 0,22 %) delle esportazioni complessive di merci dell’economia svizzera. Allo stesso tempo il volume delle nuove autorizzazioni è sceso del 36 per cento, a 568 milioni di franchi. Anche lo scorso anno la SECO ha verificato in loco, per diversi Paesi destinatari, il rispetto delle dichiarazioni di non riesportazione.

1. Dati statistici sulle esportazioni di materiale bellico
Come le esportazioni complessive* della Svizzera, che nel 2014 sono aumentate del 3 per cento circa rispetto all’anno precedente, anche le esportazioni di materiale bellico hanno registrato un incremento, salendo a quota 563,5 milioni (102,2 mio. fr. o il 22 % in più rispetto al 2013).

Nel periodo di riferimento le principali operazioni hanno riguardato la fornitura di sistemi di difesa antiaerea e relative munizioni all’Indonesia (121,5 mio.) e l’esportazione di veicoli blindati con le loro componenti alla Germania (100,8 mio.).

Circa il 66 per cento (2013: 80,7 %) del materiale bellico era destinato ai 25 Paesi dell’allegato 2 dell’ordinanza sul materiale bellico (OMB), che partecipano ai quattro regimi internazionali di controllo delle esportazioni per i prodotti strategicamente sensibili (gruppo dei Paesi fornitori di prodotti nucleari, gruppo Australia, regime di controllo della tecnologia dei razzi, accordo di Wassenaar)**.

Suddivise per continenti, le esportazioni verso l’Europa si sono attestate al 60,9 per cento (2013: 72,6 %), quelle verso l’America al 9 per cento (13,1 %), verso l’Asia al 29,7 per cento (13,4 %), verso l’Africa allo 0,3 per cento (0,4 %) e verso l’Australia allo 0,1 per cento (0,5 %).

I cinque maggiori acquirenti sono stati la Germania (187 mio.), l’Indonesia (121,5 mio.), l’Italia (49,4 mio.), gli Stati Uniti (34,6 mio. fr.) e la Gran Bretagna (20,9 mio. fr.).

In base alle categorie di materiale bellico dell’allegato 1 OMB, nel 2014 le esportazioni si sono suddivise come segue: armi di qualsiasi calibro (cat. KM 2: 24,4 %), veicoli terrestri e parti di tali veicoli (cat. KM 6: 21,2 %), materiale per la direzione del tiro (cat. KM 5: 19,6 %), munizioni e parti di munizioni per armi di ogni calibro (cat. KM 3: 19,4 %) e aeromobili, motori per aeromobili ed equipaggiamento per aerei (cat. KM 10: 6,7 %).

Il restante 8,7 per cento è ripartito fra altre 5 categorie.

Nel 2014 sono state presentate alla SECO 2477 nuove domande di esportazione (2013: 2274). Di queste, 2354, per un valore totale di 2,03 miliardi, sono state accolte, mentre 5 verso 5 diversi Paesi, per un valore totale di 0,14 milioni, sono state respinte (2013: 4 domande verso 4 Paesi per 0,7 mio.). Le domande respinte riguardavano soprattutto l’esportazione in Asia, Nord Africa ed Europa orientale di armi leggere e di piccolo calibro (SALW) e dei relativi accessori. Tra i motivi del rifiuto hanno influito la situazione dei diritti umani nel Paese destinatario, il rischio di trasferimento a un destinatario finale indesiderato, il fatto che il Paese in questione si trovasse in una situazione di conflitto tra Stati e gli sforzi della Svizzera nell’ambito della cooperazione allo sviluppo.

Su un totale di 2,03 miliardi di franchi di esportazioni autorizzate nel 2014, 1,46 miliardi sono imputabili a operazioni già autorizzate in precedenza. Le nuove esportazioni autorizzate ammontano a circa 568 milioni e sono quindi calate di 317 milioni rispetto all’anno precedente (885).

La differenza tra il valore delle esportazioni effettive e quello delle domande di esportazione autorizzate si spiega con il fatto che alcuni beni vengono esportati soltanto l’anno dopo e che spesso le autorizzazioni non vengono utilizzate perché manca la necessaria copertura finanziaria o perché, per altre ragioni, il cliente sospende o annulla l’ordine.

Nel 2014 gli esportatori hanno presentato 80 domande di parere preliminare (2013: 57) sulla possibilità di ottenere un’autorizzazione d’esportazione in un determinato Paese. 37 di queste domande hanno ricevuto una risposta negativa (2013: 16). Esse riguardavano Paesi in Asia, Africa, Europa orientale, Medio Oriente, America centrale e Sudamerica. Tra i fattori che hanno portato al rifiuto vi sono il mantenimento della pace, della sicurezza internazionale e della stabilità regionale, la situazione interna del Paese destinatario, gli sforzi della Svizzera nell’ambito della cooperazione allo sviluppo e il rischio che le armi da esportare fossero utilizzate contro la popolazione civile o trasferite a un destinatario finale indesiderato.

2. Esportazioni di armi leggere e di piccolo calibro
Con il proprio rapporto annuale sul controllo dell’esportazione di armi leggere e di piccolo calibro la Svizzera partecipa agli sforzi internazionali per rendere più trasparente questo settore. Nel 2014 è stata autorizzata l’esportazione di 16 020 armi leggere e di piccolo calibro (2013: 46 178), destinate soprattutto a imprese attive nel commercio di armi, imprese industriali e organi di polizia.

Secondo l’indagine che l’Institut de hautes études internationales et du développement di Ginevra, istituto indipendente, effettua ogni anno sul grado di trasparenza nelle esportazioni di armi leggere e di piccolo calibro, la Svizzera figura ininterrottamente al primo posto dal 2009.

3. Verifica delle dichiarazioni di non riesportazione tramite ispezioni in loco (post-shipment verifications)
Dal 1° novembre 2012 la Svizzera può esigere, per il rilascio di un’autorizzazione all’esportazione di materiale bellico, il diritto di verificare in loco il rispetto della dichiarazione di non riesportazione.

Esercitando questo diritto, dal 2013 la SECO ha svolto, come previsto, ispezioni in loco (le cosiddette post-shipment verifications, PSV) in Brasile, India, Kazakistan, Libano, Qatar e Ucraina. Questi Paesi hanno dimostrato di aver mantenuto l’impegno di non riesportare senza il consenso elvetico il materiale bellico ottenuto.

La Svizzera è uno dei pochi Paesi che controlla in loco le esportazioni di materiale bellico. Con il sostegno del DFAE e del DDPS, la SECO svolgerà queste ispezioni anche in futuro.

4. Revisione dell’ordinanza sul materiale bellico
Il 19 settembre 2014 il Consiglio federale ha deciso di adeguare i criteri di autorizzazione per le esportazioni di materiale bellico. L’obiettivo di questa modifica, entrata in vigore il 1° novembre 2014, era di ridurre le norme che discriminano l’industria svizzera degli armamenti in confronto agli Stati europei. Le disposizioni sono state rivedute in seguito alla mozione 13.3662 Porre fine alla discriminazione dell’industria svizzera degli armamenti, depositata dalla Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati il 25 giugno 2013, che chiedeva di conferire al Consiglio federale un più ampio margine di manovra nell’autorizzazione delle domande di esportazione di materiale bellico.

La modifica dell’ordinanza approvata dal Consiglio federale migliora il quadro giuridico per l’esportazione di materiale bellico e dunque consente di attuare il principale obiettivo della mozione 13.3662, continuando ad assicurare la coerenza tra la politica estera e la politica di tutela dei diritti umani.

Lo scorso anno non sono state autorizzate domande di esportazione in base alle disposizioni rivedute dell’ordinanza. Queste ultime non hanno quindi avuto alcuna ripercussione sulle esportazioni di materiale bellico nel 2014. Per una valutazione affidabile degli effetti concreti dell’adeguamento dell’ordinanza si dovranno attendere ancora due o tre anni.

5. Introduzione del sistema di autorizzazioni elettronico (electronic licensing ELIC)
Il 1° ottobre 2014 la SECO ha introdotto un sistema elettronico che consente di effettuare tutte le operazioni per il trasferimento di materiale bellico, beni militari speciali e beni a duplice impiego.

L’introduzione del nuovo sistema di autorizzazioni elettronico ELIC è un altro passo in direzione dell’e-government e consente il disbrigo elettronico dell’intera procedura di autorizzazione sia all’interno dell’Amministrazione federale che nei confronti delle imprese interessate. In tal modo contribuisce allo sgravio amministrativo dell’economia svizzera.

Le esperienze acquisite nei primi mesi dall’entrata in funzione di ELIC sono positive. Il sistema viene costantemente migliorato.

6. Controllo delle armi convenzionali: sviluppi a livello internazionale
Per diversi anni la comunità internazionale ha lavorato, nel quadro dell’ONU, alla stesura di un trattato internazionale sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty, ATT), che è stato finalmente approvato dall’Assemblea generale dell’ONU il 2 aprile 2013 con il sostegno di 154 Stati membri, 23 astensioni e 3 voti contrari. In seguito al deposito del 50° strumento di ratifica, il 25 settembre 2014, il trattato è entrato in vigore il 24 dicembre 2014. Alla fine del 2014 era già stato firmato da 130 Paesi e ratificato da altri 61. La Svizzera è stata uno dei primi Paesi a sottoscrivere il trattato, il 3 giugno 2013, e lo ha ratificato il 30 gennaio 2015, una volta scaduto inutilizzato il termine di referendum, dopo che le Camere federali lo avevano approvato nella sessione autunnale 2014. L’ATT entrerà in vigore per la Svizzera il 30 aprile 2015.

Se si considerano la complessità delle fattispecie da disciplinare, l’estensione degli interessi che ruotano attorno al commercio internazionale di armi, la mancanza di norme vincolanti in materia osservabile da anni e gli effetti negativi che ne derivano, l’approvazione e l’entrata in vigore dell’ATT assumono un’importanza storica. Le effettive conseguenze del trattato saranno visibili nei prossimi anni.

Con l’entrata in vigore dell’ATT gli Stati contraenti sono tenuti a istituire una segreteria che li sosterrà nell’esecuzione efficace di questo trattato. La Svizzera intende mantenere un ruolo attivo anche nell’attuazione del trattato internazionale sul commercio delle armi, come già aveva fatto nel quadro dei negoziati. Per questo motivo ha presentato la sua candidatura per ospitare la sede della segreteria a Ginevra e nel primo semestre del 2015 organizzerà una conferenza preparatoria in vista della prima conferenza degli Stati contraenti. La decisione concernente l’ubicazione della segreteria dell’ATT verrà probabilmente pronunciata nel corso della prima conferenza degli Stati contraenti che si terrà nel terzo trimestre del 2015 a Città del Messico.

7. Statistica sui beni militari speciali dell’allegato 3 dell’ordinanza sul controllo dei beni a duplice impiego (OBDI)
La SECO pubblica anche una statistica sui beni militari speciali dell’allegato 3 dell’ordinanza sul controllo dei beni a duplice impiego (ad es. velivoli militari da addestramento non armati, veicoli da ricognizione teleguidati, visori notturni). Nel 2014 il valore totale delle autorizzazioni rilasciate in base ai criteri previsti dalla legislazione sul controllo dei beni a duplice impiego si è attestato a 887,7 milioni di franchi, di cui 516,6 milioni sono imputabili a operazioni già autorizzate in precedenza. Le nuove operazioni autorizzate lo scorso anno sono quindi ammontate a 371,1 milioni di franchi. In base all’OBDI, le autorizzazioni sono valide per un anno e sono prorogabili un’unica volta per sei mesi, dopodiché devono essere rinnovate. Siccome la tariffa doganale non prevede una distinzione per i beni militari speciali, non è possibile rilevare dati in merito ai beni effettivamente esportati.

* Commercio estero totale, inclusi metalli preziosi, pietre preziose e semipreziose, oggetti d’arte e d’antiquariato.

** Argentina, Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Italia, Giappone, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Ungheria.


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Ultima modifica 12.02.2020

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