Prese di posizione su articoli nei media

Convenzione UPOV: La Svizzera non condiziona la conclusione di un accordo di libero scambio all'adesione all'UPOV

La Segreteria di Stato dell’economia SECO ha ricevuto diverse lettere dalla Svizzera e dall'estero con importanti questioni sollevate da agricoltori di Paesi dell'Africa, dell'America Latina, dell'Asia e soprattutto della Malaysia. Desidera quindi illustrare la posizione della Svizzera su questi temi come segue.

Conformemente all'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS), i membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) sono tenuti a garantire la protezione delle varietà di vegetali, mediante brevetti o un sistema sui generis. La Convenzione dell'Unione internazionale per la protezione delle novità vegetali (Convenzione UPOV), sottoscritta anche da diversi Paesi in via di sviluppo, è l'accordo specifico più diffuso che disciplina tale protezione. Non sorprende quindi che l’Associazione europea di libero scambio (AELS) proponga di fare riferimento alla Convenzione UPOV per le disposizioni materiali della protezione delle varietà di vegetali negli accordi di libero scambio (ALS).

Tuttavia, secondo l’AELS e la Svizzera l'adesione alla Convenzione UPOV non costituisce una condizione per la conclusione di un ALS. L'obiettivo di ogni ALS negoziata dalla Svizzera è quello di trovare la migliore soluzione possibile per tutte le parti interessate. Se necessario, la Svizzera e gli altri Stati membri dell’AELS sono quindi disposte a cercare soluzioni alternative individuali con i Paesi partner che vadano oltre il privilegio degli agricoltori ai sensi della Convenzione UPOV e che tengano conto della situazione degli agricoltori dei Paesi partner. Questo è stato fatto, ad esempio, negli accordi recentemente conclusi con l'Indonesia e le Filippine.

Va inoltre considerato in particolare che la Convenzione UPOV disciplina la protezione delle nuove varietà, ma non di quelle tradizionali degli agricoltori. Per questi ultimi la disponibilità di sementi adeguate dipende da una serie di fattori che non hanno a che fare con la proprietà intellettuale, sia in Svizzera sia nei singoli Paesi partner.

Per quanto riguarda la contraddizione tra la Convenzione UPOV e la sottoscrizione da parte della Svizzera della Dichiarazione dell'ONU sui diritti dei contadini e dei lavoratori in aree rurali (United Nations Declaration on the Rights of Peasants and Other People Working in Rural Areas), come sostenuto nelle lettere ricevute, va sottolineato che dal punto di vista della Svizzera non vi è alcuna contraddizione. Quando l’ha approvata la Svizzera ha dichiarato di interpretarla secondo il diritto nazionale e internazionale vigente (ossia comprese le disposizioni dell'UPOV).

Infine va osservato che – in quanto Paese innovativo e importante polo di ricerca – la Svizzera è generalmente interessata a un'adeguata protezione dei diritti di proprietà intellettuale anche nei Paesi partner, compresa la protezione delle varietà. La protezione delle varietà vegetali rappresenta un incentivo all'innovazione, che contribuisce alla coltivazione e alla disponibilità di nuove varietà adattate alle mutevoli condizioni locali.

Questa posizione è già stata illustrata alle organizzazioni che fanno parte della coalizione per il diritto alle sementi (Koalition Recht auf Saatgut). Siamo pronti a continuare il dialogo con le parti interessate.

 

Calciatori professionisti assicurati contro la
disoccupazione

Presa di posizione della SECO del 1° febbraio 2020

In diversi articoli pubblicati a partire dal 30 gennaio 2020 il Blick definisce più volte il guadagno intermedio un «trucchetto
degli URC». Secondo il quotidiano svizzero tedesco Hakan Yakin beneficerebbe inoltre di un trattamento speciale. In qualità di organo preposto all’alta vigilanza sull’esecuzione della legge sull’assicurazione contro la disoccupazione, la SECO smentisce queste affermazioni: non è vero che la disposizione sul guadagno intermedio è un «trucchetto degli URC» e che certi assicurati beneficiano di un trattamento speciale.

1    Considerazioni di fondo

2.1. Scopo della disposizione sul guadagno intermedio (art. 24 LADI)
Nei confronti dall’assicurazione contro la disoccupazione (AD) i disoccupati che percepiscono indennità giornaliere hanno l’obbligo di intraprendere tutto quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro per evitare o abbreviare la disoccupazione (art. 16 e 17 LADI). Quest’obbligo comprende anche l’assunzione di un lavoro con reddito e/o grado occupazionale inferiore. In questo caso si parla di guadagno intermedio (art. 24 LADI).

Se un assicurato percepisce un reddito più basso per un’attività svolta durante la sua disoccupazione (un guadagno intermedio, appunto), l’AD gli versa unicamente la differenza rispetto al guadagno assicurato (il quale viene calcolato in base al guadagno percepito prima della disoccupazione). L’obiettivo dell’assicurazione contro la disoccupazione è il reinserimento rapido e duraturo delle persone in cerca d’impiego nel mercato del lavoro. I guadagni intermedi sono uno strumento valido proprio per favorire questo reinserimento nel mercato del lavoro o, quantomeno, per evitare che gli assicurati ne siano estromessi completamente.

Inoltre gli assicurati acquisiscono così nuovi periodi di contribuzione. La disposizione sul guadagno intermedio è stata più volte esaminata e giudicata un valido provvedimento inerente al mercato del lavoro. Proprio i disoccupati di una certa età permangono così nel mercato del lavoro, cosa che conferisce a questa disposizione anche un’importante ruolo preventivo. Di norma le persone che realizzano un guadagno intermedio sono avvantaggiate rispetto a quelle che dipendono esclusivamente dalle indennità giornaliere.

2.2. Competenze cantonali e federali
In linea con il federalismo svizzero, l’assicurazione contro la disoccupazione viene attuata in modo decentralizzato. Ciò significa che i singoli casi rientrano nella sfera di competenza degli organi esecutivi decentrali (URC, casse di disoccupazione, servizi cantonali). Per questo motivo e per considerazioni legate alla protezione dei dati, la SECO non può pertanto pronunciarsi su casi concreti.

2.3. Calciatori professionisti disoccupati
Negli anni 2018 e 2019 circa 50 dei 107 000 iscritti agli URC erano calciatori professionisti, 40 dei quali aventi diritto alle indennità. Di questi 16 (2019) e 17 (2018) hanno realizzato un guadagno intermedio, il che corrisponde a una percentuale di casi molto esigua (0,05 %).

2    Risposta ufficiale della SECO alle domande dei media?

Per motivi di competenza e di protezione dei dati la SECO non si pronuncia su singoli casi.
Nei confronti dall’assicurazione contro la disoccupazione (AD) i disoccupati che percepiscono indennità giornaliere hanno l’obbligo di intraprendere tutto quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro per evitare o abbreviare la disoccupazione (art. 16 e 17 LADI). Questo obbligo comprende anche l’assunzione di un lavoro con reddito e/o grado occupazionale inferiore. In questo caso si parla di guadagno intermedio (art. 24 LADI).

Se un assicurato percepisce un reddito più basso per un’attività svolta durante la sua disoccupazione (un guadagno intermedio, appunto), l’AD gli versa unicamente la differenza rispetto al guadagno assicurato (il quale viene calcolato in base al guadagno percepito prima della disoccupazione).

Se un assicurato che realizza un guadagno intermedio percepisce dal datore di lavoro uno stipendio troppo basso rispetto al livello di mercato (cioè non conforme agli usi professionali e locali), la cassa di disoccupazione provvede a effettuare una compensazione. Parte cioè da uno stipendio fittizio conforme alla situazione di mercato, ma paga un’indennità inferiore. In questo modo può prevenire gli abusi di diritto a scapito dell’assicurazione contro la disoccupazione.

Anche gli assicurati che realizzano un guadagno intermedio devono soddisfare tutte le condizioni imposte dall’assicurazione contro la disoccupazione. Devono essere disposti, in particolare, ad assumere in qualsiasi momento un lavoro meglio remunerato e, quindi, a rinunciare al guadagno intermedio. Devono cercare attivamente un lavoro e comprovare gli sforzi profusi in questo senso. Se necessario la ricerca deve svolgersi anche al di fuori della professione appresa. Gli uffici competenti, dal canto loro, devono verificare mensilmente gli sforzi intrapresi dagli assicurati e – se ritengono che il numero delle loro candidature sia stato insufficiente – disporre sanzioni corrispondenti. Quindi, un assicurato che cerca un posto a tempo pieno e che durante il termine quadro assume un posto part-time per ridurre o abbreviare la propria disoccupazione, deve continuare a cercare un posto a tempo pieno ed essere disposto in qualsiasi momento ad abbandonare l’impiego part-time se dovesse trovarne uno a tempo pieno (a seconda dei casi anche al di fuori del suo settore professionale).

Per i calciatori e per gli altri sportivi professionisti l’assicurazione contro la disoccupazione non prevede eccezioni. Valgono le stesse disposizioni come per tutti gli altri assicurati.

Negli anni 2018 e 2019 circa 50 dei 107 000 iscritti agli URC erano calciatori professionisti, 40 dei quali aventi diritto alle indennità. Di questi 16 (2019) e 17 (2018) hanno realizzato un guadagno intermedio.  


Tempo di lavoro flessibile per certe categorie di lavoratori: progetto di revisione della legge sul lavoro

Presa di posizione della SECO del 20.1.2020

Ultimamente diversi media hanno commentato questo progetto presentandolo come una proposta della SECO. Ciò non è esatto: si tratta in realtà di quanto intrapreso dalla Commissione dell’economia e dei tributi (CET) del Consiglio degli Stati in risposta a un’iniziativa parlamentare dall’ex consigliere agli Stati Konrad Graber. In questo contesto, l’Amministrazione federale si limita esclusivamente a fornire tutte le informazioni giuridiche e tecniche richieste dalla commissione (art. 112 della legge sul Parlamento).


False affermazioni nell’articolo del «Sonntags Blick» del 2 settembre 2018 sul presunto ritrovamento di bombe a mano svizzere in Siria

Presa di posizione della SECO del 04.09.2018

1) I fatti, così come li presenta il Sonntags Blick, sono falsi. Stando alle ricerche della SECO e in base al materiale presentato dal Sonntags Blick, non risulta infatti che le bombe a mano in questione siano o siano state in possesso dell’Isis come afferma il giornale.

È impossibile procedere a un’identificazione inequivocabile senza numeri di serie. A prima vista, tuttavia, potrebbe trattarsi di granate della RUAG.

In seguito alla trasmissione illecita di una parte di bombe a mano esportate legalmente negli Emirati Arabi Uniti nel 2003/2004, nel 2012 la SECO aveva condotto un’inchiesta in un caso analogo. Per maggiori informazioni: https://www.seco.admin.ch/seco/it/home/seco/nsb-news/medienmitteilungen-2012.msg-id-46075.html.
Dopo la suddetta trasmissione illecita sono stati adottati diversi provvedimenti per rendere ancora più sicuro ed efficace il dispositivo di controllo svizzero:

  • È stata adeguata la dichiarazione di non riesportazione (precisazione ed estensione dei doveri dell’acquirente finale; a seconda dell’entità è addirittura necessaria una firma a livello governativo).
  • Ai criteri per l’autorizzazione dell’articolo 5 OMB sono stati aggiunti i criteri di esclusione (art. 5 cpv. 2 OMB); in particolare, l’esportazione di materiale bellico non va assolutamente rilasciata se esiste un forte rischio che, nel Paese destinatario, il materiale bellico da esportare sia trasferito a un destinatario finale indesiderato.
  • Lo strumento della Post-Shipment Verification (controlli sul posto) è stato introdotto per verificare il rispetto delle dichiarazioni di non riesportazione. Dalla sua introduzione la Svizzera ha già proceduto a più di una trentina di verifiche all’estero.

2) Da anni ormai le forniture di granate negli Emirati Arabi Uniti e in altri Stati del Medio Oriente non vengono autorizzate. Oggi pertanto la problematica non si pone più.

Attualmente per le esportazioni di materiale bellico nell’area del Medio Oriente vigono condizioni alquanto restrittive. Ciò vale in particolare per l’esportazione di armi leggere a scopi militari, ma anche per le relative munizioni e le bombe a mano. In virtù dell’articolo 5 capoverso 1 lettera a OMB, secondo il quale nel valutare le domande di esportazione occorre considerare il mantenimento della pace, la sicurezza internazionale e la stabilità regionale, per esempio non è autorizzata l’esportazione di bombe a mano nei Paesi che partecipano agli interventi militari nello Yemen (tra cui l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti). Vi sono infatti ragioni di supporre che le bombe a mano potrebbero essere utilizzate nello Yemen.

3) Alla luce di quanto appena esposto, si ribadisce con chiarezza che la revisione dell’ordinanza non incide in alcun modo sulla prassi seguita per le autorizzazioni verso l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e altri Paesi della coalizione che partecipano agli interventi militari nello Yemen.

Siccome i Paesi che intervengono nello Yemen (es. Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti) non sono implicati in un conflitto armato interno sul loro territorio, il motivo di esclusione di cui all’articolo 5 capoverso 2 lettera a OMB («conflitto armato interno») non trova applicazione. Per questo motivo, però, la prevista nuova deroga all’articolo 5 capoverso 2 lettera a OMB non si applicherebbe nemmeno agli Emirati Arabi Uniti, responsabili della trasmissione illecita del 2004, né ad altri Paesi della coalizione. Una domanda di esportazione di bombe a mano nei Paesi in questione verrebbe respinta secondo la prassi seguita fin qui (art. 5 cpv. 1 lett. a OMB: mantenimento della pace, sicurezza internazionale e stabilità regionale), in particolare con riferimento al conflitto nello Yemen.

Concludendo, non vi è alcun nesso tra il ritrovamento di bombe a mano dibattuto sul Sonntags Blick e la revisione attualmente in corso dell’ordinanza sul materiale bellico.


Die Aussagen im Beitrag des Radio SRF Echo der Zeit «Seco-Direktor irrt sich gewaltig» vom 27.06.2018 sind irreführend und unvollständig.

Das SECO macht daher folgende Stellungnahme:

Der Beitrag des Radio SRF im Echo der Zeit vom 27.06.2018 enthält falsche und tendenziöse Unterstellungen gegenüber dem SECO. Die Aussagen des Leiters der Direktion für Arbeit wurden aus dem Zusammenhang gerissen. Das SECO hat bei Radio SRF interveniert und eine Klarstellung verlangt.

Am Point de Presse zur Umsetzung der Stellenmeldepflicht vom 26.06.2018 wurde von allen Referenten klar dargestellt, wann ein Arbeitgeber einen von einem RAV vorgeschlagenen Stellensuchende einladen muss. SRF unterstellte aber in der Folge, dass an besagtem Anlass nicht klar kommuniziert wurde. Die Ausführung hätten den Schluss zugelassen, dass die Arbeitgeber nicht verpflichtet seien, einen Kandidaten, der von einem RAV vorgeschlagen wird, zu einem Gespräch einzuladen.

Dabei ist der Sachverhalt eindeutig und wurde auch so kommuniziert. Die Stellenmeldepflicht gestaltet sich nach folgender Reihenfolge

  1. Die Meldepflicht der Arbeitgeber: Wichtig ist, dass meldepflichtige Stellen nicht anderweitig publiziert werden, sondern zuerst dem RAV gemeldet werden.

  2. Die Publikationssperrfrist: Mit dem Informationsvorsprung sind die beim RAV registrierten stellensuchenden Personen als erste über freie Stellen informiert und erhalten einen Informations- und Bewerbungsvorsprung von fünf Arbeitstagen gegenüber anderen Kandidaten.

  3. Die Pflicht der Arbeitgeber, die von ihnen als geeignet erachteten Stellensuchenden zu einem Bewerbungsgespräch oder einer Eignungsabklärung einzuladen.

Zu beachten ist, dass die Arbeitgebenden selbst und ohne Vorgaben bestimmen können, welche Kandidatinnen oder Kandidaten sie aus welchen Gründen als geeignet einstufen. Die für die Arbeitgeber geeigneten Personen müssen zu einem Bewerbungsgespräch oder zu einer Eignungsabklärung eingeladen werden.

Der Gesetzgeber hat eine Begründungspflicht der Arbeitgeber sowohl bezüglich der Triagierung in geeignete, resp. nicht geeignete Kandidatinnen und Kandidaten wie auch im Falle der Nichtberücksichtigung der ihnen von der öffentlichen Arbeitsvermittlung (öAV) angezeigten Kandidatinnen und Kandidaten abgelehnt.

Es wurde aber eine Mitteilungspflicht beschlossen. In Art. 53c Abs. 2 AVV wird konkretisiert, was diese Mitteilungspflicht umfasst. Die Rückmeldungen der Arbeitgebenden sind für die öAV insbesondere zur Verbesserung der Vermittlungsleistungen erforderlich, stellen aber auch sicher, dass die Informationen über offene Stellen aktuell gehalten werden (bei Stellenbesetzung ist die Stelle zu löschen).

Die RAV nehmen bei der Stellenmeldepflicht eine intermediäre Rolle zwischen den Stellensuchenden und den Arbeitgebenden ein. Zum einen ist die Stellenmeldepflicht eine Fördermassnahme zugunsten der Stellensuchenden. Zum anderen sind die Arbeitgebenden frei, ihre Rekrutierungsprozesse auch in Fällen von meldepflichtigen Stellen wie gewohnt zu gestalten. Die RAV richten sich auf Bedürfnisse des Arbeitsmarktes aus und stellen dabei sicher, dass die Anforderung aus Gesetz und Verordnung kunden- und zielgruppenorientiert umgesetzt werden.

Im Rahmen der Kundenpflege erfolgt eine Qualitätssicherung durch das RAV: Das beinhaltet, dass die RAV in solchen Fällen beim Arbeitgeber nachfragen kann, ob die Stelle noch offen ist und warum die vorgeschlagenen Kandidaten nicht geeignet waren. Damit soll die Vermittlungstätigkeit verbessert werden.


Le affermazioni contenute nel video e nell’articolo di Radio SRF Virus «Dual Use: Schweizer Exporte im Schatten der Kriegsindustrie» del 21 febbraio 2018 sono fuorvianti e, in parte, errate.

La posizione della SECO è la seguente.

Già il titolo (in italiano «Beni a duplice impiego: esportazioni svizzere all’ombra dell’industria bellica») lascia trasparire una chiara impostazione negativa che non si confà a una trattazione oggettiva del tema e che traccia un collegamento tra il materiale bellico e i beni a duplice impiego il quale è semplicemente falso.

Viene dunque suggerita l’idea, ingannevole, che vi sia un rapporto di causalità tra l’acquisto e l’esportazione di materiale bellico e le esportazioni di grandi quantità di beni a duplice impiego. Nella trasmissione non viene menzionato il fatto che la maggior parte dei beni a duplice impiego non ha nessuna rilevanza dal punto di vista militare, dal momento che nei Paesi di esportazione vengono impiegati principalmente in ambiti civili (industria automobilistica, chimica, produzione di telefoni cellulari ecc.). La deliberata tendenziosità dello scenario dipinto nel video è confermata dal fatto che vengono citati solo Paesi controversi ed è tale da rasentare il raggiro.

Inoltre non va dimenticato che, come la Svizzera, tutti gli Stati dell’Unione europea distinguono tra beni a duplice impiego e materiale bellico. La legislazione svizzera in materia non si discosta particolarmente da quella dei Paesi UE, al contrario, la lista dell’UE che elenca tali beni corrisponde a quella su cui si basa la legge svizzera sul controllo dei beni a duplice impiego (LBDI). È inoltre inesatto affermare che i beni militari speciali secondo la LBDI siano considerati materiale bellico in molti Paesi europei. Il concetto di materiale bellico definito dalla legge sul materiale bellico (LMB) è addirittura più ampio rispetto a quello di molti Paesi europei.

Critichiamo il contenuto e la rappresentazione tendenziosa e di parte. Apprezziamo comunque che la SECO abbia avuto la possibilità di esprimersi e che alcuni passaggi dell’articolo siano stati corretti. Tuttavia, dal momento che con i toni tendenziosi è stata gettata una pessima luce sul tema, a nostro avviso il video in questione ha influenzato negativamente l’opinione pubblica.


Alcune delle affermazioni riportate nell’articolo della NZZ am Sonntag «Olympia und Fussball verfälschen das BIP der Schweiz» del 18 febbraio 2018 non corrispondono al vero.

L’articolo sottolinea più volte che la presenza di associazioni sportive in Svizzera falserebbe il risultato relativo alla crescita del PIL.

Il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) prendono posizione come segue.

Il prodotto interno lordo (PIL) tiene conto del valore aggiunto generato in Svizzera da imprese, istituzioni e nuclei familiari. Questo valore aggiunto viene a crearsi con la produzione di beni « fisici », servizi e beni « immateriali » e comprende ad esempio anche i ricavi derivanti da brevetti e licenze. Se un soggetto economico ha sede in Svizzera, il suo fatturato, le prestazioni preliminari, il numero di dipendenti ecc. devono confluire nelle statistiche economiche della Svizzera (PIL, occupazione, ecc.). Anche le associazioni sportive internazionali rientrano in questa fattispecie. Non si tratta pertanto di un « errore di calcolo » né di una « distorsione » del PIL.

Per alcuni fini può tuttavia essere utile trattare in modo particolare gli effetti regolari e prevedibili dei grandi eventi sportivi. Per facilitare l’interpretazione congiunturale dei dati, la procedura corretta consiste nel sottoporre il valore creato dalle associazioni sportive (rispettivamente i dati relativi al PIL) a un’operazione statistica di livellamento, analogamente a quanto viene fatto nel corso dell’anno attraverso la destagionalizzazione. Questa procedura è descritta in dettaglio nella pubblicazione della SECO « Tendances conjoncturelles » dell’autunno 2017 (disponibile in tedesco e in francese). Nella medesima analisi è stato quantificato in dettaglio l’effetto a livello annuale e trimestrale. Diversamente da quanto sostenuto nell’articolo della NZZ am Sonntag, non è pertanto necessario ricorrere a « complesse procedure di approssimazione ».

Escludendo completamente le entrate delle associazioni sportive internazionali dal calcolo si otterrebbe un dato che non corrisponde più al PIL svizzero. Procedere in questo modo sarebbe arbitrario e incompatibile con le direttive internazionali. Per i fini e le interpretazioni congiunturali la SECO raccomanda pertanto di seguire la procedura sopra esposta.


Les affirmations de „La Liberté“ du 11 novembre sont fausses (Retard et informatique insuffisante)

Le DEFR et le SECO rectifient 

L’obligation de communiquer les places vacantes doit entrer en vigueur le 1 juillet 2018, pour autant que le Conseil fédéral approuve cette proposition en décembre. Les instruments informatiques nécessaires pour mettre en œuvre l’obligation d’annonce sont disponibles

Dans le cadre d’une consultation, les cantons ont exigé que la mise en œuvre de l’obligation d’annonce des places vacantes soit étalée dans le temps et que soit mis à disposition un logiciel de mise en correspondance des profils des compétences professionnelles. Le SECO a par conséquent immédiatement lancé en collaboration étroite avec les cantons un projet pour développer un tel logiciel. La mise en œuvre progressive de l’obligation d’annoncer les places vacantes (milieu 2018 avec un seuil de 8%, 2020 avec un seuil à 5%) devrait fournir aux cantons le temps nécessaire pour adapter les structures, les processus et les ressources aux besoins de l’obligation d’annonce.


Ultima modifica 02.04.2020

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